Escursioni Velia

Nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, nell'area di Marina di Ascea, in provincia di Salerno, sorge l'antica città greca di Velia Elea, patria della scuola filosofica di Parmenide e Zenone.
Qui è stata riportata alla luce l’area archeologica della città fondata dai Greci di Focea nel VI secolo a.C. con il nome di Hyele, trasformato, poi, in Velia in età romana: alla città, divenuta municipio nell’88 a.C., fu consentito di conservare l’uso della lingua greca e la facoltà di battere moneta.
Gli scavi sono stati condotti fin dal 1927. Gran parte dell'abitato posto ai piedi dell'acropoli è stata portata alla luce in quegli anni, insieme a suppellettili, vasi e altri oggetti.
L’acropoli conserva i resti delle più antiche abitazioni, disposte su più terrazze che erano servite da una strada diretta al porto. Qui si possono ammirare i resti di un piccolo teatro risalente al III secolo a.C. che si appoggia con il muro portante sulla terrazza del tempio ionico. Poco oltre vi è un edificio a pianta rettangolare, forse destinato a contenere le offerte votive.
Sulla terrazza superiore sorge il tempio ionico, risalente agli inizi del V secolo a.C., costruito su strutture preesistenti, come dimostra il rinvenimento di mura in opera poligonale ad un livello inferiore. Oltre, si nota un portico ellenistico che creava una quinta verso il paesaggio marino.
Lungo la strada che attraversa la parte bassa dell’abitato s’incontra, poi, l’area porticata, del III secolo a.C., interpretata come l’agorà, sulla quale si aprono botteghe, e i resti della cinta muraria del V secolo a.C., nella parte inferiore e del IV secolo nella parte superiore.
Più avanti si possono ammirare le terme ellenistiche che risalgono al III secolo a.C. Si riconoscono, tra i resti, uno spogliatoio, un ambiente con vasche individuali e altri resti non bene identificati, tutti riscaldati dal sottosuolo.
Le Terme romane risalgono, invece, alla prima metà del II secolo d.C. Le mura esterne sono in pietra e mattoni mentre, i pavimenti, presentano dei mosaici con scene marine.
All’altra estremità del promontorio si trova un piccolo antiquarium con lapidario ospitato in una chiesetta. Vi sono una serie di stele di arenaria con iscrizioni greche dedicate a varie divinità (Poseidon, Hera, Zeus), nonché iscrizioni latine su marmi.
Di grande interesse è la Porta Rosa, un arco a tutto sesto costruito con blocchi parallelepipedi giustapposti che costituisce uno dei più antichi esempi di arco in occidente. Costruita intorno alla metà del IV secolo a.C., in un punto molto stretto di una gola naturale, questa porta consentiva il passaggio dal quartiere meridionale al quartiere settentrionale della città. Il suo nome deriva dal suo scopritore Mario Napoli, che diede alla porta il nome della moglie Rosa.

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